Daniela Boresi. Aspetti sociologici della salute

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21 marzo 2000 Conferenza di Lucien Sfez dal titolo  La salute pubblica. Salute dello stato o salute dei cittadini? L'utopia tecnologica della salute perfetta. Lucien Sfez è docente alla Sorbona, scrittore, autore del libro La salute perfetta. Critica di una nuova utopia, edito da Spirali. La conferenza con dibattito si è svolta presso la Sala Rossini dello Stabilimento Pedrocchi, a Padova. Sono intervenuti Daniela Boresi, giornalista del Gazzettino, Iles Braghetto, assessore alle Politiche sanitarie della Regione Veneto, Ruggero Chinaglia, cifrante.

Daniela Boresi

Aspetti sociologici della salute

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"Salute perfetta" è un concetto che è diverso da popolazione a popolazione. Se noi andiamo a vedere il concetto di salute perfetta che può avere una persona che abita nei paesi del terzo mondo, vedremo che è sicuramente diverso da quello di una persona che abita nei paesi industrializzati, perché è strettamente legato agli usi e costumi, alle abitudini di vita, alle aspettative di vita. Per chi abita in un paese molto povero, sicuramente la salute perfetta potrà essere avere da mangiare tutti i giorni, non morire di fame, non morire di qualche epidemia, arrivare a una certa età con i denti ancora funzionanti, mentre chi come noi vive in un paese ricco, dalla salute si aspetta molto di più.

Le aspettative sono molto più alte e cambiano di periodo in periodo, di anno in anno; ogni anno abbiamo delle aspettative diverse che sono sempre più grandi e sempre più importanti. Non per niente, nei paesi industrializzati lo vediamo attraverso i giornali, perché poi i giornali sono la cassa di risonanza di quello che è il desiderato della gente, vediamo che spesso la salute è legata anche ad un concetto di benessere e di bellezza fisica. Una persona che sta bene chiede anche di essere gradevole nell'aspetto, ed "essere gradevole nell'aspetto" è visto spesso come lo stare bene. Per cui all'idea di una salute perfetta si collega anche un'idea di uno stato fisico perfetto: non si accettano più le rughe nè l'invecchiamento, si vuole porre un limite al tempo. È però anche vero che la salute non è un evento limitato, ma ci sono dei determinati di salute.

Faccio un esempio. Più un paese è povero, più un paese ha un governo instabile, più un paese è dilaniato dalle guerre, più un paese ha delle aspettative di lavoro per i suoi occupanti basse, più questo paese sarà un paese malato. Lo vediamo dagli ultimi dati che ci ha portato l'organizzazione mondiale della sanità. Per esempio, nei paesi dell'est, ci fanno vedere che negli ultimi anni con le guerre e l'instabilità dei governi i problemi interni dei paesi, le aspettative di vita degli abitanti dei paesi dell'est sono scese di sette - otto anni. Questo ci fa pensare, perché vuol dire che, per determinare lo stato di salute, non serve trovare una tecnologia che ci faccia stare meglio, ma dobbiamo contestualmente migliorare anche la qualità di vita all'interno del nostro paese. Non per niente l'O.M.S., nel formulare le direttive della sanità per il terzo millennio, le sta formulando in questo periodo, (che poi verranno date ai 54 paesi che fanno parte dell'O.M.S.), ha indicato come la salute sia un fenomeno trasversale, cioè un fenomeno che riguarda non solo l'aspetto sanitario ma anche gli aspetti ambientali, economici, culturali, lavorativi, se vogliamo anche ecologici.

Un terzo aspetto che mi veniva da segnalare prendendo spunto sempre dal libro del professore è come non esista nella salute una causa ed un effetto, cioè non è vero che se a volte interveniamo per avere una causa, per migliorare la salute, poi alla fine l'effetto sia veramente quello, o perlomeno che sia un effetto così immediato. Faccio un esempio. Nei paesi del terzo mondo c'è un altissimo tasso di natalità e, recentemente, in un convegno a Londra sulla politica dei paesi del terzo mondo, qualcuno ha suggerito: "Si è visto che più una donna è istruita meno figli fa". Per cui se nei paesi del terzo mondo, invece di portare la pillola, noi portassimo un alto tasso di scolarizzazione vedremmo che anche la natalità di riflesso scenderebbe. La matematica non fa una grinza. Solo che così poi non è, per vari motivi: prima di tutto perché sarebbe comunque un processo molto lento, scolarizzare un popolo che non è abituato e che ha i suoi usi e costumi non è semplice; in secondo luogo si deve tenere conto del paese dove si va a fare questo tipo di discorso.

Un paese del terzo mondo dove la figura della donna è epicentrica rispetto alla società, dove la donna lavora, tiene i figli ed è il motore della famiglia, tirata fuori dalla famiglia per scolarizzarla crea degli squilibri. In ogni caso, facendo anche un discorso di scolarizzazione, non sarebbe mai immediato, perché comunque ci vuole del tempo e nel frattempo le donne continuerebbero a fare figli: è stata una strada che è stata abbandonata. Per cui, per regalare benessere ad un popolo, comunque bisogna cercare di farlo crescere armonicamente, creare anche le infrastrutture e non solo dare i determinati di salute, ma creare le infrastrutture perché si possa promuovere una cultura del lavoro affinché tutti possano essere occupati, e pertanto possano avere un tenore di vita tale per cui possono anche garantirsi la salute. La salute, purtroppo, spesso è legata anche alle spese, al modo in cui una famiglia vive, in cui vengono tenuti i figli, gli ambienti di dove si vive, l'ambiente esterno dove si vive.

La salute perfetta è una chimera, oltre tutto, per rincorrere questa salute perfetta, e lo abbiamo visto recentemente sui giornali, gli uomini sono disposti a tutto; lo abbiamo visto con la clonazione a Berlino, dove hanno brevettato la clonazione dell'uomo. Sicuramente è stata una notizia che ha fatto paura, sicuramente è stata una notizia che ha aperto molti interrogativi, che ha fatto discutere gli etici, però abbiamo anche visto che, di fronte a una notizia del genere, in alcuni si sono accesi i campanelli per dire: "Ma forse riusciamo a crearci quel famoso corpo di ricambio dal quale poter trarre poi tutti gli organi una volta che ci ammaliamo", quasi che la clonazione fosse veramente un corpo di ricambio.

In effetti, ho preso alcuni dati dal libro del professore che aveva fatto uno studio in Giappone e in Nuova Zelanda, proprio sul problema della manipolazione genetica, dove diceva che il 70% della gente è contraria. Di quelli che invece sono favorevoli, l'80% dice sì solo se viene effettuata sulle piante e solo il 54% sugli animali. Tutto questo lo dico perché, facendo il lavoro di giornalista, mi trovo a dover riportare sui giornali quelli che sono gli eventi e, anche se il nostro non è il compito di insegnare ma quello di informare, che sono due cose diverse, sarebbe sbagliatissimo se noi pensassimo attraverso i giornali di educare la gente a prendersi cura di sè o a capire queste nuove tecnologie, queste nuove cose che ci arrivano dalla scienza.

Il nostro compito è quello di fare da tramite tra chi "sa" e chi "vuole sapere". Dovremmo solamente riportare i fatti. Per cui il più grande regalo che può ricevere un individuo, anche a vantaggio della propria salute, sono i mezzi per poter scegliere, per poter decidere e sono i mezzi per conoscere, senza i quali la salute diventerebbe solamente uno strumento imposto.

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