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21 marzo 2000 Conferenza di Lucien Sfez dal titolo La salute pubblica. Salute dello stato o salute dei cittadini? L'utopia tecnologica della salute perfetta. Lucien Sfez è docente alla Sorbona, scrittore, autore del libro La salute perfetta. Critica di una nuova utopia, edito da Spirali. La conferenza con dibattito si è svolta presso la Sala Rossini dello Stabilimento Pedrocchi, a Padova. Sono intervenuti Daniela Boresi, giornalista del Gazzettino, Iles Braghetto, assessore alle Politiche sanitarie della Regione Veneto, Ruggero Chinaglia, cifrante.

Lucien Sfez


La domanda di salute muta nel tempo, muta a seconda dell'ambiente, della cultura, è condizionata dalle vicende umane e politiche. Oggi c'è una domanda di salute molto più esigente, anzi possiamo dire che c'è una pretesa che rasenta la salute perfetta; a questo proposito, possiamo anche indagare alcune piccole grandi cose dei nostri sistemi sanitari, il consumismo sanitario, l'eccessivo uso della farmacologia. A questa domanda di salute che muta, a questa esigenza che rasenta la pretesa della salute perfetta fa da contrappeso un'altra riflessione, un altro atteggiamento, sempre più presente nelle nostre comunità, e riguarda una domanda sul senso della vita, sul senso del nascere, del vivere, del morire.
A che cosa è legato il nascere, il vivere e il morire? È una domanda molto forte. Rasenta la pretesa di non morire, di essere incorruttibili, per usare questo termine. E qui tutta la vicenda legata alle biotecnologie o alla fecondazione assistita, per rimanere al dibattito che è presente nel nostro paese in queste settimane, ma se volete anche il dibattito un po' sotterraneo sulla donazione di organi, sul silenzio-assenso: se voi andate a parlare con la gente, non c'è una condivisione totale di questa posizione.
Dalle esperienze che ho fatto in cinque anni come responsabile del governo regionale di un sistema sanitario così complesso qual è il nostro, io traggo una conclusione molto semplice. Perchè la conclusione potrebbe essere rispetto a queste due questioni: se la domanda radicale di chi governa il sistema sanitario è una domanda sull'etica e cioè sulla qualità, e quindi si sviluppa tutto un ragionamento legato a questa prospettiva della qualità del sistema sanitario, sulla qualità della prestazione, sulla qualità dei servizi che deve essere analoga in tutte le fasce dell'esperienza umana, in tutti i momenti dell'esperienza umana, oppure se, per chi governa il sistema sanitario, l'interrogarsi più profondo è quello legato ai posti, cioè all'economia, e cioè: vale la pena mantenere qualcuno in vita, fino a quando, per quanto? Vale la pena attrezzare strutture per mantenere in vita? E quale vita? Ecco, siccome la mia non è una relazione ma è una reazione, la prima reazione ruota attorno a questi tre elementi: una domanda di salute che muta e che oggi è più esigente, che rasenta la pretesa, con tutte le conseguenze, non distinta da una domanda di senso della vita che la condiziona .
Cosa vuol dire vivere, nascere e morire? Di fronte a questo, per chi governa i sistemi sanitari, ci sono due strade: o interrogarsi sull'etica e quindi sulla qualità o interrogarsi e preoccuparsi dei posti e quindi subordinare il governo di un sistema a un rapporto costi-benefici, in cui l'equilibrio economico finanziario diventa il parametro di riferimento. La seconda reazione è un'area di riflessioni: anch'io cercavo una definizione del concetto di salute. Le definizioni classiche le conosciamo: mi pare che tutte le definizioni che abbiamo sentite sono quasi carenti di qualche cosa, per cui mi sentirei di definire la salute come una "presenza", una presenza viva, vitale nella persona, non collegabile neanche alla malattia; non è semplicemente un'assenza di malattia.
Non è neanche il benessere, perché poi il benessere è il benessere materiale, economico. La felicità non è nè materiale nè economica, nasce da una "presenza". Quindi mi veniva appunto questa definizione: se noi diamo alla salute questa caratteristica di una "presenza" nella vita della persona, non collegabile alla malattia, allora le conseguenze anche da questo punto di vista possono essere tante. Rimaniamo alla questione se si tratti della prevenzione o della predizione. Se la salute è una presenza, la prevenzione è rendere viva una percezione, come dire di felicità, che una persona ha e che è data da tante cose. E a volte noi abbiamo esperienza di persone felici e che vivono uno stato di benessere inteso in questo senso, anche se magari gli manca un braccio.
È chiaro che allora questa presenza, passo all'altro aspetto, è più legata invece a come l'ambiente in cui questa presenza vive, si struttura, si organizza, si sviluppa. E qui si apre su questo punto una visione più globale di come il potere politico, per rendere presente uno stato di salute, deve governare lo sviluppo di una società. Oggi, faccio un altro esempio, si parlava degli anziani: quale sfida viene, a un politico che governa questa città, dalla presenza di anziani che oggi cominciano ad arrivare agli 80, 85, ai 90 anni?
Cominciano ad essere una presenza vera. Come costruiamo la viabilità, le case, i marciapiedi? Quindi una salute che è una "presenza", apre un ragionamento sull'ambiente, su come si governa l'ambiente, e allora la conclusione che mi veniva è: essendo assessore alla sanità faccio tanti atti amministrativi, uno accanto all'altro, tanti investimenti per sistemare gli ospedali, tanti contratti, eccetera, rispondendo positivamente alla responsabilità che ho, ma vorrei dire che, allora, questa responsabilità non è semplicemente legata a tanti atti amministrativi che si fanno, ma è legata a un processo di cambiamento che dev'essere in atto in una società, di cui il sistema sanitario è un elemento, ma, se non cambia il contesto complessivo, da solo non è in grado di produrre salute o tutelarla, e allora la responsabilità politica non è puramente e semplicemente legata a dei fatti amministrativi, ma è legata a una responsabilità più generale, e in questo senso la politica assume la valenza di servire la polis, che è la concezione più nobile ma anche più naturale, più vecchia ma più semplice della politica.
Quindi voi capite che, facendo questi ragionamenti, ci allontaniamo per certi aspetti dalla concezione della salute perfetta, della perfezione legata a un meccanicismo di atti o di fatti, e ci addentriamo invece sempre di più nel mistero della vita umana, nella misteriosità del processo della vita umana nei suoi diversi aspetti, in cui possiamo notare più presenza di salute in una persona a cui magari manca un braccio, ma ha una percezione del senso della sua vita e della responsabilità più grandi di chi è perfetto, bello, carino, che ha tutto ma non vive di quella felicità.
Ruggero Chinaglia - Largo Europa, 16 - 35128 Padova - Tel. - Fax 0498759300 - email ruggerochinaglia@infinito.it