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29 gennaio 1998 Dibattito sul tema Quale cura per i tumori? Novità nella ricerca e nella clinica con Paolo Pontiggia, Ruggero Chinaglia, Luigi Corti, Fabrizio Galeotti, Maria Ornella Nicoletto, Carlo Riccardo Rossi, presso la sala della Gran Guardia a Padova


L'uso dell'ipertermia in ambito oncologico rientra nel contesto dell'ampliamento dell'uso delle radiazioni ionizzanti e non ionizzanti in oncologia. In sostanza, se noi vediamo lo spettro generale delle radiazioni, ci accorgiamo che le radiazioni ionizzanti, cioè le tradizionali radiazioni per l'uso in oncologia, hanno un piccolo sito nell'ambito più generale. Tutto il resto è radiazione definita non ionizzante.
Noi tutti sappiamo che è ampiamente utilizzata in medicina, vedi la fisiatria, vedi la diagnostica per immagine, e quindi anche in terapia oncologica. Si è costituito, nel nostro dipartimento, un centro, proprio per lo studio e l'uso delle radiazioni non ionizzanti in oncologia. Due afferenti di questo centro sono proprio il dottor Galeotti e il dottor Rossi, e direi che bisognerebbe citare anche gli altri venti reparti che, nelle varie specialità, si dedicano all'utilizzo di queste tecnologie.
Passiamo brevemente a elencarle. La tecnologia base di nostro impiego è la tecnologia laser, in tutti gli spettri, dal visibile al non visibile, e andiamo a ricavare lo spazio dedicato all'ipertermia radiante, la più tradizionale, quella dove si impiegano le microonde, le radiofrequenze, gli ultrasuoni, in casi particolari, e la luce infrarossa. Il nostro indirizzo, in questo ambito, non è solo confinato al trattamento, quindi alla distruzione del tumore, associato più o meno a tecniche di tipo tradizionale, ma anche alla cura delle complicanze. Infatti, c'è una piccola sezione dedicata all'impiego delle radiazioni laser che sfruttano piccole quantità di energia e quindi paragonabili ad un modesto incremento ipertermico, ma che energetizzano la cellula e producono un effetto bio-stimolante, per cui favoriamo la riparazione di tessuti che hanno avuto complicanze del tipo post-radiante o post-chemioterapico o post-chirurgico. Il nostro contesto applicativo riguarda le radiazioni. Le radiazioni sono "quanti" di energia, quindi cose certe e matematiche.
Quello che potremmo dire di più filosofico, è che queste radiazioni potevano essere utilizzate ed espresse in termini precisi, sistematici per migliorare la qualità di vita del paziente oncologico che va curato. La cura non è sinonimo di guarigione. Può essere di estremo aiuto per la cura e, quindi, il passaggio di questa malattia. In realtà, noi diciamo che di diabete non si guarisce, ma che il diabete si cura; quindi, così, con questa filosofia, noi dobbiamo avvicinarci anche all'ambito dei tumori. Il problema, visto che io sono legato alla fisica delle radiazioni, non è così facile, perché il sistema operativo, parliamo di ipertermia, è particolarmente complesso. Noi dobbiamo garantire un controllo di qualità nell'erogazione della energia e quindi produrre un effetto ipertermico per un certo numero di minuti, tradizionalmente trenta minuti, a una temperatura costante di 43°C. Effetto biologico è la produzione di alcune sostanze, tali che possano distruggere selettivamente la cellula neoplastica.
Quindi, primo, controllo di qualità nell'erogazione dell'energia e continuamente monitorare durante il trattamento la temperatura, non la temperatura teorica, ma all'interno del tumore. Il complesso, il sistema che noi abbiamo qui a Padova, ha varie possibilità di erogazione: quella esterna, quella endocavitale e quella interstiziale. Ora, per rilevare la temperatura, c'è bisogno che ci sia un termometro - termistore, termocoppia, fibre ottiche - in sostanza un vettore che rilevi la temperatura all'interno del tumore o nel tessuto sano e, quindi, nell'unità di tempo, ci dia un monitoraggio completo di quello che facciamo. Questo è, dicevamo, un controllo di qualità certo e sicuro. Noi sappiamo che in questo tempo produciamo un aumento di temperatura che arriva a 43°C, per esempio, e che abbiano una certezza di un effetto fisiologico.
Queste premesse così semplici, da dire e da comprendere, non sono sempre rispettate poi nella pratica di tutti i giorni, perché, come si diceva, c'è una biologia diversa tra un soggetto e l'altro, c'è anche una distribuzione della dose diversa, c'è un fattore vascolare diverso, c'è una biologia del tumore diversa, quindi non è così semplice applicare un controllo di qualità delle radiazioni in un quadro poi clinico, oncologico, che è più complesso. Direi che, dal punto di vista filosofico, il nostro accesso è quello di migliorare la qualità di vita e, con l'ipertermia, si ha il miglioramento della qualità di vita se si ha anche una riduzione della massa tumorale, quindi diminuisce il dolore da compressione, e si ha la possibilità che il paziente possa uscire e avere un rapporto di relazione.
Una delle ottimizzazioni dell'effetto oncologico dell'ipertermia è quello di associarla ad altri presidi; come diceva il professor Pontiggia, questi sono energizzati dall'aumento della temperatura. Altro punto importante è che la ipertermia ha un'azione diretta in quelle cellule che noi definiamo ipossiche, e cioè sono quelle stesse cellule che, a distanza di tempo, ti daranno la recidiva, ti daranno la metastasi a distanza; sono cellule che si chiamano in "quiescenza", cioè con un ciclo cellulare fermo: l'esempio più classico è la spora. La spora, che poi manifesterà, per esempio, il Clostridium tetani, e quindi l'infezione tetanica, è una situazione latente presente nel terreno, che per anni può essere in questa situazione; appena si creano le condizioni ideali per la crescita, si sviluppa.
Potrebbe essere anche che l'aspetto soggettivo del paziente possa contribuire a questa evoluzione e quindi anche lo stato immunitario. Più è presente lo stato immunitario, più questa cellula quiescente è contenuta. Appena ci sono fattori di diversità, può esplicare la sua crescita e, quindi, metastasi e recidiva.
Concluderei brevemente questa mia breve relazione dicendo anche che la nostra casistica è abbastanza importante, perché, nell'arco di questi ultimi sette anni, solo con l'ipertermia, escludendo le altre tecniche interventistiche che, sempre con l'uso del calore, noi utilizziamo per via transcutanea, tipo il trattamento delle metastasi epatiche con le fibre ottiche laser o altre tecnologie invasive, considerando quindi solo l'ipertermia esterna, noi abbiamo una casistica di oltre 150 casi nelle patologie, principalmente nelle recidive a parete toracica del cancro alla mammella, nei sarcomi recidivi, nel melanoma localizzato sulla cute o in metastasi linfonodali, e nel linfonodi del colon.
Ruggero Chinaglia - Largo Europa, 16 - 35128 Padova - Tel. - Fax 0498759300 - email ruggerochinaglia@infinito.it